Non è un caso che Tarantino abbia diviso la sua ultima opera in due parti. Si tratta infatti di due film molto diversi, sia nello stile che nel ritmo. Se il primo volume è un film di arti marziali giapponesi anni ’70, questo è un western: e quindi, intensi primi piani, azione più lenta e molti dialoghi. Una scelta voluta: tutta l’azione si svolge nel sud degli Stati Uniti (a El Paso, in Texas), inoltre le parole servono per spiegare tutti i punti lasciati in sospeso nel primo volume. Il film sorprende soprattutto dal punto di vista stilistico, con un sapiente uso della macchina da presa, dei colori (alternando il bianco e nero al colore), ciao---. Tarantino non ha lasciato nulla al caso e che ha curato con attenzione fino al più piccolo dettaglio: ogni scena, anzi ogni inquadratura, è stata studiata in ogni suo aspetto in modo da rendere nello spettatore l’effetto voluto. La sceneggiatura, come sempre, è geniale, ricca di trovate e di dialoghi fulminanti. In un clima simile, gli attori riescono a dare il meglio di sè, in particolare David Carradine, perfetto nella parte di Bill. Pure i titoli di coda sono belli e originali. Il risultato è un ottimo film, diverso ma non inferiore al primo episodio, che si fa guardare dalla prima all’ultima scena senza annoiare, che colpisce nel segno. E rivedendolo, lo si apprezza ancora di più.
Giudizio: ****.
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